Di quella che tante donne hanno legittimato come una serata lontana dai fornelli o di quella che ha permesso di dare voce e forza ad un disagio esistenziale a sapersi solo serve degli uomini?L’8 marzo cosa dobbiamo festeggiare con mimose, cioccolatini e poesie?
Cosa dovremmo autorizzare alle donne di sentirsi libere… almeno per una sera?
Quanto dovremmo aspettare ancora per renderci conto che una “donna da festeggiare” non è quella che va a ballare, si ritrova con un gruppo di amiche in pizzeria o si aspetta ancora un bacio ed un altro augurio condito da mimose e rose?
Di quali testimonianze abbiamo ancora bisogno per comprendere che di donne da aiutare ce ne sono tante… soprattutto quelle obbligate al silenzio, costrette a sopportare, a vendere il proprio corpo, a lasciarsi morire dentro, a subire ogni tipo di violenza o sperare di morire presto per smettere di soffrire?
E quante di quelle povere madri, figlie e sorelle si sarebbero lasciate uccidere da una protesta folle se qualcuno le avesse detto che ancora nel 2012 c’è chi crede che l’8 marzo sia solo una data da festeggiare, anziché commemorare in silenzio e in memoria di chi ha permesso alle donne di oggi e di domani di avere diritto a protestare e farsi riconoscere il diritto sacrosanto di farsi ascoltare e pretendere di cambiare quello che nel silenzio tante povere donne sono ancora costrette a sopportare!